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Taver e l'esperienza con gli Undercover Brothers
18 giugno 15
Una pagina di diario densa scritta da Fabrizio Tavernelli sull'esperienza in sala prove con gli Undercover Brothers, la band più giovane del Daolio di quest'anno, in vista della finale del 27 giugno in Piazza Zanti.

Diciamolo, in zona Fiorano c'è un'aria davvero buona! Qualcuno storcerà di sicuro il naso per questa affermazione pensando alla presenza di industrie ceramiche sparse nel territorio. In effetti l'aria non è propriamente salubre, un po' satura di metalli, polveri sottili ed altro. Io intendevo un altro tipo di “aria”, l'aria culturale, il substrato di esperienze musicali, quello che si è trasmesso per generazioni e negli anni. A Fiorano c'era la storica sede di Antenna 1 Rock Station, una delle prime emittenti radiofoniche a programmare e diffondere musica alternativa, rock nelle sue varie accezioni, punk, post-punk, new wave, elettronica, sperimentale. Da quel piccolo studio radiofonico sono usciti alcuni dei DJ, organizzatori, musicisti, addetti al settore, che sono stati negli anni un riferimento per i giovani delle province di Modena, Reggio, Bologna e oltre, fino a dove poteva sconfinare il segnale radio quando ancora l'etere non era stato “occupato” e monopolizzato dai network, dai format, da un'unica scaletta commerciale e commerciabile. Ecco io credo che nei luoghi in cui vi siano state esperienze musicali significative, coraggiose, tutto il territorio ne abbia tratto giovamento. Non parlo solo di nicchie, elite ma anche collettività che virtuosamente ha saputo sviluppare un modello culturale che da avanguardia si è fatto popolare. L'influsso di quella radio e di quello che è nato intorno (locali, concerti, rassegne, fanzines etc.) ha avuto la funzione di educazione, di formazione, di apertura di nuove prospettive per diverse generazioni.

Questo influsso io lo ritrovo negli Undercover Brothers (o Reverie) in questi giovanissimi musicisti. Un influsso neanche tanto nascosto, visto che poi chiacchierando con loro scopri che ci sono genitori, zii, fratelli che in un certo modo hanno passato informazioni, sollecitazioni e naturalmente dischi. In famiglia ci sono stati ascolti di un certo tipo e alla fine qualcosa ritorna sempre fuori, perchè quella della musica rimane una delle migliori educazioni sociali e socializzanti. Cosa troviamo nelle famiglie e negli Undercover? Di tutto: dal punk al progressive. Detto questo e svelato il background, rimane sempre una bella cosa scoprire giovanissimi (alcuni di loro hanno 17 anni) che non fanno solo cover, non hanno solo tribute band, che anzi ricercano un discorso proprio e originale, che si lanciano in arrangiamenti arditi, che propongono soluzioni musicali inusuali. Tutto questo mescolato e supportato da una tecnica davvero notevole. Io non ero così capace a 17 anni (e probabilmente neanche adesso...) e dunque la mia funzione di tutor spero serva loro a raggiungere una ulteriore maturità in cui il virtuosismo sullo strumento o nella struttura di un brano non sia l'unico approccio.

Mentre salivo la piacevole stradina che porta al Castello di Spezzano stavo ascoltando “Starless and Bible Black” dei King Crimson, uno degli album che conosco di meno della discografia di Fripp e soci. Ne ho approfittato durante il viaggetto in auto come faccio regolarmente per ascoltare album interi e in più volevo un attimo rinfrescarmi la memoria sulle strutture e le progressioni crimsoniane. Questo perchè qualche richiamo crimsoniano l'ho sentito negli Undercover. Il violino poi è un elemento caratterizzante di quell'album dei Kimg Crimson (David Cross è il violinista) così come dei brani della band di Fiorano. Questo però è solo uno dei tanti richiami e rimandi musicali che in verità vengono mescolati, frullati e attualizzati. A spiccare è un approccio progressive alla materia (e potremmo anche parlare di rimandi al progressive italiano dei '70) ma poi questo approccio si arricchisce di riff e suoni vicini a certe band dell'indie italico (Verdena, per esempio) o atmosfere e solidità vicine allo stoner.

La voce è un altro elemento originale degli Undercover che a tratti potrebbe ricordare Demetrio Stratos degli Area. Rimarchevole poi la scelta di esprimersi in italiano con testi letterari e mai banali. Insomma un bel coacervo sonoro che ho sperimentato e ascoltato nella loro sala prove. In questa prima prova abbiamo iniziato a mettere mano alla cover di “Non è Francesca” di Battisti e devo dire che già dai primi arpeggi di chitarra, passando all'intro di violino il gruppo ha fatto proprio il brano. Sono sicuro che questa cover creativa riserverà delle sorprese a partire da come si inserisce la voce trasformando il mood della versione originale. Citando ancora Robert Fripp ho notato una certa disciplina in sala prove, una concentrazione e una certa facilità nel buttare giù idee e lavorare su canovacci estemporanei. Il gruppo, cosa fondamentale per una band, sa parlare un linguaggio comune. Ora ci attende una seconda prova dove affinare la cover e affrontare il set completo. Magari di questo vi farò sapere la prossima volta e mentre salirò di nuovo in direzione Castello di Sarzano mi torneranno in mente le musiche che giungevano da Radio Antenna 1 e per beccare una immaginaria sintonia magari farò risuonare nello stereo dell'auto la Mahavishnu Orchestra, i Magma, gli Henry Cow.

Fabrizio Tavernelli
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